Quest’oggi ho intervistato Fernando, un ragazzo di 25 anni che a causa della crisi economica e sociale scoppiata in Venezuela e’ stato costretto a lasciare il paese e a rifugiarsi in Peru’. Qui’ e’ riuscito a trovare un lavoro, con il  quale puo’ aiutare la sua famiglia, rimasta in Venezuela.

SPIEGAZIONE IN SINTESI  DELLA CRISI VENEZUELANA:

Il Venezuela e’ stato colpito, da ormai piu’ di dieci anni, da una violenta crisi che in poco tempo ha portato alla fuga dal paese Sud Americano di quasi 6 milioni di persone. Il tutto e’ iniziato a partire dalla salita al potere di Hugo Chavez, che gia’ nel 1910 aveva dichiarato una “guerra economica” a causa dell’aumento della carenza di materie prime e generi alimentari. La politica economica adottata da Chavez negli anni precedenti, che aveva aiutato a diminuire la poverta’ e aveva portato ad  ampi miglioramenti del tessuto scolastico e sanitario, divenne improvvisamente quasi impossibile da sostenere e portare avanti economicamente.

Tutto cio’ si e’ intensificato sotto il governo di Nicolas Maduro,  a causa dell’abbassamento del prezzo e della diminuzione della produzione del greggio, su cui si basa una grande fetta dell’economia del paese. Sicuramente, in questa situazione di insicurezza economica, non ha aiutato la crescente corruzione e il fatto che i politici avessero iniziato sempre piu’ a lavorare non piu’ per il bene del paese ma per i propri interessi.

Maduro, invece di risollevare la situazione del paese, inizio’ ad accusare i paesi occidentali, in prima linea gli Stati Uniti, di speculare sull’economia del Venezuela e di aver cosi’ causato l’aumento dell’inflazione (che ha raggiunto nel 2019 il 1,000,000 %) per puntare in questo modo alle riserve petrolifere e al controllo del paese.  

Le proteste contro il regime, a partire dal 2017, si sono intensificate giorno dopo giorno a pari passo con le aggressioni da parte dell’esercito, ancora fedele a Maduro, contro i manifestanti.

Il 20 maggio del 2018 ci sono state le elezioni che hanno visto trionfare e riconfermare Nicolas Maduro con il 68% dei voti. L’osservatorio elettorale venezuelano e diverse agenzie indipendenti hanno dichiarato la loro preoccupazione sulle irregolarita’ avvenute durante le votazioni e sul fatto che l’assemblea costituente, prima delle elezioni, avesse impedito la partecipazione a queste ultime dei partiti politici di opposizione.

Il 5 gennaio del 2019 Juan Guaido’, politico venezuelano e membro del partito “ volonta’ popolare”, durante una manifestazione di protesta contro l’esito delle elezioni si autoproclamo’ presidente dell’assemblea nazionale del Venezuela. In poche settimane venne legittimato da piu’ di sessanta governi in  tutto il mondo. Nei giorni successivi cerco’ di prendere il potere favorendo una rivolta degli apparati militari (il cosi’ detto “golpe militare”) senza pero’ avere successo. Da allora il Venezuela si trova in una situazione di stallo politico con due presidenti differenti.

In questo momento la situazione rimane di forte instabilita’ e preoccupazione. Sono continui gli attacchi contro la popolazione da parte dell’esercito e di movimenti di estrema sinistra schieratisi al fianco di Maduro. Il flusso di persone in uscita dal paese non accenna a fermarsi nonostante il governo abbia bloccato il passaporto, l’unico documento che consentiva di uscire dal Venezuela regolarmente. Con questo tentativo e’ stata incentivata, dal governo di Maduro, l’ immigrazione irregolare in uscita dal paese e la conseguente impossibilita’ di queste persone di poter trovare un lavoro e di ricevere il PTP (permisso temporal de permanencia) nel paese di arrivo.

“Come ti chiami e quanti anni hai?”

Mi chiamo Fernando Antonio Alvarez Angulo e ho 25 anni.

“Dove sei nato?”

Sono nato in Venezuela nella citta’ di Duaca (regione di Lara).

“In quanti siete in famiglia?”

Siamo in dieci: i miei due genitori, io e i miei sette fratelli.

“Cosa hai studiato? E come e’ stato il periodo dell’universita?”

Dopo aver studiato nella scuola primaria e secondaria ho iniziato a 16 anni l’universita’. Inizialmente il mio desiderio era studiare educazione fisica, ma dopo pochi mesi ho cambiato corso iniziando agropecuaria.

Il priodo dell’universita’ e’ stato per me un momento di spensieratezza nonostante l’aggravarsi della situazione politica e sociale intorno a me. Mi svegliavo alle 4:30 del mattino per prepararmi e dopo un’ora di viaggio arrivavo all’universita’ dove rimanevo dalle 5 alle 8 ore.

“La tua famiglia, con cosi’ tanti figli, ha mai avuto dei grossi problemi economici? Hai mai dovuto lavorare?”

Infatti in quel periodo avevo bisogno di soldi  per comprarmi i libri per studiare e pagare un passaggio per arrivare fin là.

Si, problemi economici ci sono sempre stati, soprattutto negli ultimi anni dell’universita’.

Perciò quando  avevo tempo, soprattutto durante le vacanze, cercavo di lavorare e il più delle volte come imbianchino o nel settore delle costruzioni.

“Come era la vita in Venezuela in quel periodo?”

A partire dal 2001, durante il governo Hugo Chavez, inizio’ ad aumentare l’inflazione e a nascere i primi problemi di carattere economico. Tutto cio’ era stato causato dal tentativo, portato avanti dallo stato, di espropriare le banche e le aziende private per farle diventare statali. Da questo momento in poi si inizio’ a respirare un’aria di insicurezza e paura. Era molto rischioso andare per le strade semplicemente solo con il telefono in mano. Molta gente era costretta a rovistare nei cassonetti della spazzatura per cercare di mangiare qualcosa. Ad ora, la maggior parte dei Venezuelani che sono rimasti nel paese ha almeno un membro della famiglia che si trova fuori dal paese e che periodicamente manda i soldi alla famiglia.

“Hai assistito a scene di violenza o visto qualcosa che ti ha turbato?”

Una volta, tornando con i miei amici dall’universita’, ho visto una macchina con i vetri sfondati e all’interno i corpi di due persone morte.

Una sera, invece,  stavo ritornando a casa quando mi sono accorto di essere seguito da due persone su un motorino, che tenevano tra le mani un’arma da fuoco artigianale. Ho allertato subito la polizia che arrivo’ proprio quando i due uomini mi stavano per raggiungere. L

“Dopo aver finito di studiare hai iniziato a lavorare? Che lavori hai fatto?”

Con il mio percorso di studi sarei dovuto diventare un professore ma quest’idea non mi piaceva. Il problema fu che c’era poca richiesta di insegnati e lo stipendio medio era molto piu’ basso di quello di un operaio.

“Che lavoro hai fatto in quegli anni?”

Ho lavorato come operaio nell’azienda El Tunal. Prima nella produzione di latte, lavorando fino a 14 ore al giorno, e poi nella produzione di carne mantenendo 580 bufali. Lavoravo moltissime ore al giorno e l’unico momento di riposo erano due giorni ogni due settimane. Nonostante la fatica e la sofferenza, l’unica cosa che mi motivava a sopportare questi ritmi infernali era il fatto che attraverso il mio lavoro la mia famiglia poteva avere cibo a sufficienza per star bene.

“In quegli anni si sentiva gia’ la forte inflazione? Qual’era lo stipendio medio per un operaio?”

Purtroppo si. Lo stipendio medio di un’operaio ,a causa dell’’inflazione, oggi e’ 2 $ mensili che corrisponde anche allo stipendio minimo consentito. La situazione e’ talmente grave che i bambini appena nati, negli ospedali, invece di essere posti nelle incubatrici vengono messi in scatole in cartone. Ormai e’ difficile trovare i medicinali di prima necessita sia perche’ la loro mancanza che per i prezzi inraggiungibili.

“Con 2$ mensili come si faceva a vivere? Quando costavano i beni di prima necessita’?

Con 2$ era impensabile riuscire a comprare abbastanza cibo per sfamare una famiglia per piu’ di una settimana. Inizialmente, c’erano dei generi alimentari che venivano venduti dallo stato a prezzi aggevolati che, pero’, erano sempre molto alti per il nostro stipendio e che con il passare del tempo iniziarono a scomparire dal mercato. Per poter accedere ai generi alimentari, che venivano offerti dallo stato, era obbligatorio essere iscritti al partito che aveva vinto le elezioni (quello di Maduro) se no veniva vietata la vendita. Per fare un esempio, un cartone di uova costa 5$ e un chilo di carne 7$.

Proprio per questo motivo la violenza e l’insicurezza iniziarono a dilagare nel paese.

“In quel momento hai deciso di lasciare il Venezuela, giusto? Come hai trovato la forza di lasciare tutto e partire?”

Si, non mi restavano altre alternative che partire. Quello che mi ha spinto di più  e’ stato il fatto che in Venezuela,  in questo momento critico, un ragazzo giovane non avrebbe alcuna possibilità di crearsi una vita degna di questo nome.

Come ti ho spiegato, adesso in venezuela è impensabile riuscire a sfamare una famiglia o per lo meno pensare di avere qualche opportunità in ambito lavorativo.

Non avevo altra scelta, quindi appena sono riuscito a superare gli ostacoli burocratici, a malincuore, sono partito.

“Quanto è stato difficile, dal punto di vista burocratico, andare in Peru’?

E’ stato davvero difficile perche’ e’ da ormai diversi anni che il governo Venezuelano ha ritirato i passaporti a molta gente in modo tale che non scappi dal paese. Prima richiedere il passaporto era gratuito mentre ora puo’ costare fino a 300$.  Per richiederlo, normalmente bisogna aspettare quasi 3 anni ma ,fortunatamente, avendo un conoscente che lavorava al ministero, dopo averlo pagato, sono riuscito a riceverlo dopo poche settimane.

Sono entrato in Peru’ con il visto turistico, con cui sarei potuto rimanere soltanto per tre mesi. Arrivato ai controlli ho detto che avrei visitato il Peru’ per qualche settimana e poi me ne sarei tornato in Venezuela. Invece,in questi mesi, ho iniziato a lavorare e questo mi ha consentito di ottenere successivamente il PTP (Permisso temporal de permanencia) della durata di un anno.

“Perche’ la tua famiglia non ti ha seguito?”

I miei genitori sono ormai troppo anziani per viaggiare. Per quanto riguarda i miei fratelli, uno e qua con me in Peru’ mentre gli altri hanno dei bambini molto piccoli e sarebbe veramente pericoloso se venissero qua senza la certezza di un lavoro e ,quindi’,  della possibilita’ di sfamare la famiglia.

“Dove hai lavorato in Peru’? Cosa facevi?”

Ho lavorato nella provincia di Ayacucho in un’azienda chiamata Montefino. Qui’, ho fatto l’assistente nella produzione di formaggio e nella produzione di carne. Avevo turni massacranti di lavoro (dalle 5:30 fino alle 19:30  con due ore di riposo). Alla fatica del lavoro si aggiungeva un freddo pungente dato che la sede si trovava a 3900 mt di altezza. La mattina per il freddo e per l’altura, molte volte, perdevo la sensibilita’ delle mani e il mio respiro diventava affannoso. Non so come ma ci rimasi dieci mesi nei quali ricevevo insulti di ogni genere perche’ straniero.

“In questi mesi di Peru’ hai incontrato episodi di razzismo?”

Con il passare del tempo capisco sempre piu’ come in Peru’ i Venezuelani non siano i benvenuti. Mi e’ capitato spesso, passando per strada, di sentire insulti e offese ai miei connazionali.

Soltanto una volta mi e’ capitato di avere uno scontro verbale molto acceso con un signore. Lui, notando che ero venezuelano, aveva iniziato a chiedermi perche’ i Venezuelani dovessero andare in Peru’ e che la maggior parte erano dei violenti e delle prostitute. Io gli risposi che venivano in cerca di un futuro migliore perche’ stremati dalla situazione in venezuela. Senza lasciarmi finire di parlare, inizio’ a inveire contro di me dicendo di andarmene dal Peru’ se no mi avrebbe ammazzato.

Il Venezuela dopo la prima e la seconda guerra mondiale aveva ricevuto persone da tutto il mondo in cerca di una vita migliore. Mentre ora che si trova in difficolta’ nessuno e’ disposto ad ospitare i Venezuelani.

“Qual’e’ il tuo sogno per il futuro?”

Adesso il mio obbiettivo e’ lavorare il piu’ possibile cosi’ da risparmiare i soldi per aiutare la mia famiglia. Il mio sogno sarebbe ritornare in Venezuela, poter comprare una casa e ricominciare una vita lì.

Pampacangallo, 28 settembre 2019

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