Il 19 dicembre, dopo 165 giorni , ho fatto ritorno in Italia. Da quando ero partito per il Sud America avevo sempre cercato di immaginare come sarebbe stato il mio rientro: incontrare la mia famiglia e miei amici dopo tutto questo tempo trovandoli, forse, cambiati.

Il ritorno e’ sempre stato per me un momento difficile e sofferto perche’ significa la fine di un’esperienza che ,positiva o negativa, mi ha fatto crescere e insegnato molto.  

Diversamente dalle mie aspettative questo momento era arrivato ed era passato veloce e indolore: sara’ stata la mia lunga lontananza dall’Italia o perche’ sentissi la necessita’ di tornare, ma ero contento di avervi fatto ritorno. Avevo bisogno di fermarmi un attimo per capire cosa fare e programmare le prossime tappe del viaggio.

Dopo cosi’ tanti spostamenti, voli presi e lavori fatti avevo bisogno di rilassare la mente dopo mesi in cui avevo cercato di organizzarmi al meglio per riorganizzarmi a causa di imprevisti dell’ ultimo momento (come accaduto per il Cile e per il Brasile) e soprattutto in cui avevo prestato una grande attenzione ad ogni singolo spostamento visto che ero da solo e che percio’ , in caso di un qualsiasi problema, avrei potuto contare solo su me stesso.

Con il passare dei giorni mi resi sempre piu’ conto di come tutto fosse uguale a come l’avessi lasciato, i luoghi e le persone. Magari qualcosina era cambiato, qualcuno aveva iniziato l’universita’ o aveva cambiato lavoro, ma come persona non era cambiato di una virgola. Una delle mie piu’ grandi aspettative, tornare e vedere un cambiamento, era svanito: tutto era rimasto inesorabilmente uguale.

Provavo una sensazione strana: nonostante mi trovassi nel luogo in cui avevo sempre vissuto fin da piccolo avevo iniziato a sentirmi, fin dai primi giorni, un estraneo. Ero una pedina che era stata sottratta per un momento dallo scacchiere e che , ritornata, non ritrovava piu’ il suo posto. Tutto era identico a come l’avevo lasciato mentre Io, nonostante non me ne rendessi conto, ero cambiato e non riuscivo piu’ a inserirmi nel posto che avevo lasciato sei mesi prima vuoto.

Mi sentivo un estraneo: tutto si muoveva, chi studiava o chi lavorava, mentre Io, tornato dopo tanto tempo, mi trovavo con le mani in mano e con grandi piani ma senza niente di significativo da fare. Per la prima volta avevo iniziato a sentirmi un peso, l’emozione per me peggiore e che avevo, fin dalla pianificazione del viaggio, temuto di provare al mio ritorno. Trovavo frustrante rimanere immobile lasciando che il mio prezioso tempo scorresse fino a terminare.    

A questo punto che fare: “Rimanere e cercare di inserirsi nello scacchiere in un posticino lasciato vuoto o ripartire per un’altra avventura?”