Dopo essere tornato in Italia e aver trascorso le vacanze di Natale sentivo la necessita’ di ripartire, almeno per qualche settimana, cosi’ da potermi schiarire le idee sul mio futuro e sul proseguo del mio viaggio.

Mi sarebbe andato bene qualsiasi paese e qualsiasi lavoro, avevo solo bisogno di ripartire. Ero contento di aver ritrovato la mia famiglia e miei amici dopo cosi’ tanto tempo, quasi sei mesi, ma mi sentivo fuori luogo in un ambiente in cui tutti stavano studiando o lavorando mentre Io non avevo gran che da fare. Questo era stato l’unico mio timore gia’ da prima della mia partenza a luglio: “Cosa avrei fatto tornato dal Sud America?”.

Invece di rimanere con le mani in mano lasciando trascorrere il prezioso tempo, che con molta fatica l’anno precedente mi ero conquistato, decisi di cogliere la prima occasione che mi si sarebbe presentata davanti: andare in Spagna, esattamente a Cordoba, a lavorare come receptionista  e tuttofare in un ostello.

Per questa parentesi spagnola non mi ero posto grandi obbiettivi: volevo soltanto allenare ancora un poco lo Spagnolo e iniziare a organizzare i prossimi spostamenti verso Oriente.

Il 6 gennaio con una calma inaspettata ero partito verso la Penisola Iberica. Ero stranamente tranquillo e rilassato nonostante non sapessi con chi avrei passato questo mese e soprattutto dove avrei alloggiato. Con il viaggio si impara a essere pronti ad ogni cambiamento e, soprattutto, ad essere flessibili ed ad adattarsi ad ogni situazione, o almeno provarci.

Dopo aver preso il volo da Milano a Malaga e successivamente per tre ore un bus, ero arrivato finalmente a Cordoba. Cosi’, con il mio piccolo zaino, il mio inseparabile compagno di viaggio, mi ero diretto verso il centro della citta’ e poi, da li’, al Bed and Be hostel.

Come capita all’inizio di ogni esperienza, la prima settimana e’ stata la piu’ tosta: ho dovuto adattarmi a questo nuovo ambiente e abituarmi a un nuovo ritmo di lavoro. Ho conosciuto i lavoratori e volontari, circa 15 persone provenienti da ogni parte d’Europa e Sud America, e orientarmi in un ostello molto grande: piu’ di 40 posti letto suddivisi in quattro piani.

Passata la prima settimana di studio e training, per imparare come fosse suddiviso l’ostello e come comportarsi con gli ospiti al loro arrivo per il check in, avevo iniziato finalmente a lavorare da solo.

La cosa piu’ interessante di questo ostello, che lo differenziava dall’esperienza precedente avuta in Argentina, era la relazione con l’ospite: passavamo insieme una buona parte della giornata, dalla colazione durante le prime ore del giorno alla sera durante il free sangria party. In pochi giorni conobbi persone provenienti da ogni lato del mondo con storie incredibili: una ragazza brasiliana nomade digitale che si guadagnava da vivere traducendo testi per aziende, un ragazzo peruviano che per pagarsi il soggiorno in Spagna suonava nelle strade con il suo flauto a traverso e molte persone venute in Europa per dare una scossa alla propria esistenza e cambiare vita.

Il lavoro per i volontari (25 ore settimanali divisi in 5 turni da 5 ore) era suddiviso in tre tipologie: il “night shift”, lavorare nella reception dalle 20:30 alle 24:30; “morning” preparare la colazione e aiutare gli ospiti e ,infine, il “morning support” aiutare il volontario al turno del mattino e poi preparare i letti a seguito dei check out.

Durante i miei giorni liberi, due alla settimana, ho visitato alcune delle citta’ piu’ importanti dell’Andalusia (Sevilla, Malaga e Granada). E’ stata un’occasione sia per visitare  che anche per cambiare aria perche’, come spesso succede quando si vive nello stesso ambiente in cui si lavora, a lungo andare si ha bisogno di staccare un attimo: non perche’ ci si stia trovando male ma per il fatto che si provi una sensazione di soffocamento.

La mezquita de Cordoba

Il luogo piu’ interessante in ogni esperienza lavorativa e’ l’alloggio dei volontari che, in un modo o nell’altro, si distingue sempre dal resto. In questo caso dividevo la “stanza”, un grande magazzino posto al terzo piano, con due volontari: Lucas (EL boludo), un ragazzo Argentino di Rosario che aveva lasciato il suo paese ormai da parecchi anni per vivere e lavorare in Europa e Collin, un ragazzo Belga che scopri’ qualche settimane dopo il mio arrivo essere uno dei rapper piu’ promettenti nel panorama francese e Belga (Seyte’). La particolarita’ di questa camera oltre alle finestre, che sembravano dei fogli di carta perche’ si sentiva tutto cio’ che avveniva nella strada sottostante, erano le “pareti”, degli attaccapanni pieni di vestiti e strutture di acciaio alte un metro e mezzo che servivano da divisori.

La “camera”
Con Colin e El Boludo

Per la prima volta dall’inizio del mio viaggio mi sono trovato in un luogo che mi e’ stato di grande ispirazione perche’ pieno di viaggiatori che, con un mezzo o con un altro, stavano girando il mondo. Ho incontrato ragazzi e ragazze che facevano dei lavoro che veramente gli/le piacevano e grazie a cui potevano coltivare la loro piu’ grande passione, viaggiare.

Il mio lavoro veniva retribuito con l’alloggio, freddo ma confortevole, e con la colazione e la cena (quando non terminava), quest’ultima preparata a turno da uno dei volontari cosi’ da essere servita agli ospiti alla modica cifra di tre euro. Grazie alla cena potevamo azzerare le nostre spese, che erano minime, o perfino guadagnare. Il guadagno medio andava dai 20 ai 40 euro a sera. Io fin dall’inizio, contro la volonta’ di molti, mi sono prodigato a far pizze che, nonostante non fossero di alto livello, attiravano molta gente.

Dopo quattro settimane ho preparato il mio zaino e me ne sono andato, cosciente di aver vissuto un’altra splendida esperienza che, sebbene meno impegnativa rispetto alle precedenti, mi ha dato e insegnato molto. Mi e’ stata di grande ispirazione perche’, oltre ad avermi aperto la mente, mi ha fatto capire come sia davvero possibile lavorare in viaggio ed essere felici.

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