Lentamente muore
Chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non rischia,
chi non parla e chi non conosce,
muore lentamente
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati,
chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso,
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Martha Medeiros, Lentamente muore

Il viaggio, come del resto la vita, e’ fatto di tanti momenti che si alternano durante tutta la sua durata. Uno di quelli che mi ha sempre affascinato e continua ancora a farlo e’ il momento della ripartenza: ci si siede e si inizia a riordinare tutti quei vestiti e oggetti che sono stati utilizzati, cosi’ da poterli riporre nello zaino. La sua chiusura e’ l’atto che sancisce la fine di un’esperienza.
Dopo aver fatto questo si riparte lasciando dietro di se’ il luogo e le persone con cui si ha condiviso una parte della propria avventura. Tutti i ricordi e le emozioni del tempo passato insieme rimangono cristallizzate in quel luogo nel momento stesso in cui lo si lascia.


Questo e’ quello che mi sta accadendo, da ormai otto mesi a questa parte, ogni volta che mi sposto da uno Stato a un altro.
All’inizio sembra tutto molto strano e preoccupante, lasciare un luogo e delle persone conosciute per andare verso l’ignoto. Da quasi fastidio che, nonostante tutto l’impegno e lo sforzo per conoscere nuove persone e per avvicinarsi alla loro cultura, dopo qualche settimana si e’ costretti a ripartire per iniziare tutto da capo. Tutto da capo un’altra volta… Soprattutto per me, una persona timida che da sempre ha cercato di rimanere in posti e con persone conosciute, evitando di uscire dalla sua zona di confort. Ma forse e’ anche proprio per questo che sono partito, lasciandomi il conosciuto alle spalle e per una volta rischiando, perche’ se non adesso quando?!


Per me non e’ solo faticoso ma anche necessario. Dopo un po’ che mi trovo nello stesso posto, che ho conosciuto delle persone e che ormai mi sono creato una routine, sento il bisogno di preparare il mio zaino e di ripartire. Questo mi capita spesso (nonostante io stia bene dove mi trovi), come nel mio ultimo mese (il quarto) passato in Peru’, quando si e’ coscienti di aver dato tutto quello che si poteva dare e si ha solamente la necessita’ di nuove motivazioni.


Non e’ una fuga da qualcosa ma una necessita’. Tutto gira intorno alla MOTIVAZIONE, senza questa anche il benche’ minimo movimento o decisione durante il viaggio ma anche nella vita diventa difficoltosa. Grazie a questa sono riuscito a partire, lasciando un percorso sicuro e gia’ delineato, e a organizzare un viaggio che con il passare del tempo mi sta stupendo sempre di piu’.
L’immagine che mi viene in mente quando penso a questo e’ una persona che all’inizio sta camminando o correndo, perche’ si trova in un ambiente nuovo e stimolante e per questo ha il bisogno di conoscere e farsi conoscere, e che poi rallenta fino a sedersi. Quando questo avviene sento il bisogno di ripartire, cambiare aria e fare nuove esperienze.
Qualcuno potrebbe paragonare questo a una logica utilitaristica, vado in un luogo e cerco di arricchirmi il piu’ possibile per poi andarmene e cosi’ via, ma non e’ cosi’. Durante il viaggio c’e’ una logica occulta, che si comprende solamente viaggiando, quella del dare per ricevere. Uno scambio reciproco: aiuto per farmi aiutare a mia volta. Molte volte questo passaggio lo si percepisce solamente dopo aver vissuto un’esperienza come quella del volontariato, in cui si parte con l’obbiettivo di aiutare e alla fine ci si scopre cambiati.

Ogni volta che mi siedo sul sedile di un aereo o di un bus pronto a raggiungere la prossima destinazione inizio sempre a farmi delle domande su quello che il futuro avra’ in serbo per me: “Dove saro’ domani?” “E se non mi dovessi trovare bene?”.
In queste situazioni sono in pace con me stesso perche’ non ha senso preoccuparsi piu’ del necessario visto che questo, purtroppo o per fortuna, non dipendera’ da me. E che poi, la paura che si prova non e’ negativa ma bensi’ molto utile, perche’ aiuta a tener sempre alta la soglia dell’attenzione e a farci stare lontano dal pericolo.


Buttarsi a capofitto in queste esperienze non e’ sinonimo di coraggio, non si sta sfidando qualcun altro ma soltanto se stessi e la propria mente. La nostra stessa mente che molte volte, pensando razionalmente, ci pone soltanto delle invisibili barriere che non ci permettono di andare avanti e guardare l’orizzonte.


Come ci ricorda Martha nei suoi versi, per tutti prima o poi dovra’ arrivare il momento di rischiare, almeno una volta, per iniziare a vivere veramente.

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