Dove eravamo rimasti? Ah si’, il 13 marzo il proprietario dell’ostello, dopo  averci chiamato tutti sul terrazzo per una riunione urgente, senza giri di parole ci disse che nel giro di due giorni avremmo dovuto lasciare l’ostello.

E cosí, dopo ben trenta ore di viaggio per spostarmi dalla Tanzania ed arrivare qua in Spagna, mi ritrovai in un bel casino: non potevo tornare in Italia e il luogo che per me aveva rappresentato fino a quel momento la “salvezza”, un posto tranquillo e sicuro dove trascorrere la quarantena, si era trasformato in una trappola.   

Quando fini’ di ascoltare queste schiette parole del capo,  iniziai a chiedermi con che coraggio si  fosse permesso di lasciare per strada dei ragazzi, alcuni dei quali che lavoravano nell’ostello da piu’ di tre mesi senza  aver mai ricevuto un soldo e altri (come me) che non potevano tornare a casa.  Purtroppo mi resi presto conto che il proprietario non si sarebbe fatto troppi problemi:  fino a quando eravamo stati utili per l’ostello eravamo stati trattati come amici ma in quel difficile momento eravamo diventati dei semplici sconosciuti che si sarebbero dovuti arrangiare da soli.

Quindi  l’importante era che ce ne andassimo e dove? beh dove era solo un nostro problema.

Quello che accadde la settimana successiva fu per me una delle piu’ importanti lezioni di vita dall’inizio del viaggio.

Mi affacciai su una realta’ che mai avrei pensato di vivere, almeno non in questo momento:  quella dell’ indifferenza della gente.

Pensavo che almeno in una situazione di pericolo come questa ci sarebbe stato un aiuto reciproco, un sostegno o per lo meno un interesse da parte di coloro che ci lasciavano per la strada da un giorno all’altro, ma mi sbagliavo.

Improvvisamente, tutte quelle persone che vivevano a Cordoba e con cui avevo lavorato fino al giorno prima  scomparvero. Forse, la frase piu’ esemplificativa di questa situazione e’ stata la risposta di una lavoratrice italiana dell’ostello che, dopo averle raccontato la decisione del proprietario, mi rispose: “ahaha è proprio un bel problema se rimanete senza casa, per lo meno io ho la mia”.

Io e Colin, l’unico volontario dell’ostello che decise di rimanere in Spagna, iniziammo a cercare delle opzioni per il nostro soggiorno qui’ a Cordoba.

Quando sembrava che avessimo raggiunto la soluzione: affittare un appartamento su AirB&B,  il proprietario, non potendo raggiungere la citta’ per darci le chiavi, annullo’ poco dopo la prenotazione.

Da un giorno all’altro Io e Colin ci ritrovammo in strada insieme ai nostri zaini e a delle borse piene di cibo e vestiti.

Appena usciti dall’ostello, fermi lungo la strada intenti a capire il da farsi, un senza tetto, avendoci visto pieni di borse e del tutto trasandati ci chiese se fossimo rom e se avessimo intenzione di unirci a lui. Per un attimo mi sembrò la migliore tra le nostre alternative.

Così non avendo per il momento  altre possibilita’, decidemmo di temporeggiare accettando però una proposta un po’ più allettante.

Un ex ospite italiana dell’ostello  si era offerta di ospitarci per alcuni giorni nel suo appartamento lasciato libero dalle sue ex coinquiline. Il soggiorno fu molto breve e poco confortevole in realtà. Nonostante ci fossero due stanze da letto libere, ci fece dormire entrambi sul pavimento  della piccola sala da pranzo su un materassino gonfiabile da una piazza e mezzo. Dal nostro arrivo capimmo ben presto di non essere i ben accetti: tempo un giorno e ci venne chiesto di andarcene. Fummo meravigliati e allo stesso tempo spiazzati da quell’affermazione, visto che dal nostro arrivo avevamo cercato di essere i piu’ educati e disponibili possibili cucinando, comprando la spesa e perfino offrendoci di pagare le utenze.

Il giorno dopo, preparati ancora una volta i bagagli, ci dirigemmo nell’unico Bed&Breakfast ancora rimasto aperto nella citta’, il Dreamers&Co. I proprietari napoletani (Marco e Rocio) in poche ore ci fecero sentire a casa e dimenticare, almeno per un attimo, la situazione in cui eravamo. Qui trascorremmo la prima settimana di quarantena fino a che il governo spagnolo decise di chiudere l’intero sistema alberghiero del paese obbligandoci, ancora una volta, ad andarcene.

Questi giorni di peregrinazioni mi aprirono gli occhi e mi misero, ancora una volta, alla prova. Compresi come non mai quanto il detto, “i veri amici si vedono nel momento del bisogno”, fosse giusto.

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