La prima domanda che sorge spontanea leggendo il titolo, dopo un po di stupore, e’: Davvero?! Chi te l’ha fatto fare?

Partiamo con ordine. Erano le ultime settimane di quarantena in Spagna, prima del mio travagliato ritorno in Italia, quando casualmente mi era capitato di rivedere un film: Basilicata coast to coast. Un capolavoro! 

Da li’ avevo passato alcuni giorni a fantasticare. Avrei voluto compiere qualcosa del genere, una cosa talmente pazza e incredibile da dover essere fatta. 

L’idea di partenza era percio’ di fare un trekking di piu’ giorni in solitaria e con la tenda. Un piano che, benche’ apparentemente irrealizzabile, mi stuzzicava.

Doverosa premessa: non avevo mai fatto un trekking prima d’ora, durante la quarantena avevo percorso 2km al giorno di media e mai avevo  ne’ montato e ne’ dormito in tenda.

Pazzia? Beh, forse. Era un modo economico e interessante per continuare il cambiamento messo in atto piu’ di un anno fa. Era troppo facile rimanere a casa, dormire sul mio comodo letto e uscire la sera con i miei amici. Volevo qualcosa di piu’, che potesse veramente mettermi in gioco. 

A partire dalla  mia partenza per il Peru’ avevo compiuto una lieve e progressiva virata. Dopo una vita passata nel conosciuto e nel programmato avevo iniziato a buttarmi  nell’avventura. Anche perche’ se non facevo queste “pazzie” adesso, quando le avrei potute fare?

Per questo motivo, cinque giorni dopo il mio ritorno a Milano, ero gia’ in partenza. Nei successivi sei giorni avrei provato a fare la Via degli Dei, un antico percorso di poco piu’ di 120km tra Bologna e Firenze. Poi, se fossi sopravvissuto, sarei andato a fare la Basilicata coast to coast. Il condizionale e’ sempre d’obbligo in queste situazioni. 

Come prima di ogni partenza ero preoccupato. In molti mi chiedevano il perche’ volessi partire cosi’ presto e a pochi giorni dal mio compleanno. Sentivo il bisogno di riprendere il largo un’altra volta.

Era tutto un “forse”. Forse sarei riuscito a terminare la Via degli Dei e forse avrei continuato a camminare. Sarei potuto rimanere lontano da casa pochi giorni oppure qualche settimana. Questo e’ proprio il bello dell’avventura, il fatto che non sia programmata e che renda liberi di fare e decidere quello che si vuole.

Il 15 giugno ero in partenza. Durante il breve tragitto in treno da Milano a Bologna mi ero reso contro di aver fatto tutto quello che un vero camminatore non dovrebbe mai fare e avere: zaino di ben 15kg, scarpe da montagna mai messe prima e preparazione fisica inesistente.

Monastero di San Luca (Bologna)

Il primo giorno, dopo una camminata di 27 km conclusasi sotto un acquazzone, ero pronto a firmare le dimissioni dal mio ruolo di “camminatore”. I piedi ricoperti di vesciche, la schiena distrutta dal peso dello zaino e il volto disperato. A peggiorare il tutto un’ora trascorsa sotto la pioggia a montare la tenda.

Il giorno successivo, come dopo ogni imprevisto attraversato, avevo incontrato la soluzione. La soluzione aveva un nome: Nicola, un signore che al costo di 5$ a tratta trasportava gli zaini da un paese all’altro. Non potevo chiedere di meglio! 

Dal giorno successivo la strada era diventata  in discesa. Con l’utilizzo di un piccolo borsello riuscivo a camminare fino a 6km/h senza faticare.

Monte Adone

La routine era: sveglia presto ma non troppo, colazione con l’immancabile accoppiata cappuccino e brioche e partenza con i ragazzi che avevo incontrato sul cammino. Un gruppo di dieci ragazzi tra toscani, veneti e pugliesi. 

Dopo sei giorni ce l’avevamo fatta! Dopo quasi 130km avevamo fatto ingresso nella piazza della Signoria a Firenze. Una breve, tosta ma sensazionale esperienza.

Mentre tutti si organizzavano per prendere il treno e tornare a casa Io avevo cambiato piano. La Basilicata coast to coast, benche’ stupenda, era troppo ardita come programma.

Per questo, comprata una guida sulla Via Francigena  in una libreria del centro citta’, avevo preso il primo treno per Lucca. Da quel momento aveva avuto inizio la mia Via Francigena. Da Lucca fino? L’idea era sempre rimasta la stessa: sarei andato avanti finche’ non mi sarei stancato di camminare e avrei poi fatto ritorno a casa.

Il tratto toscano e’ stato in assoluto la parte’ piu’ affascinante del cammino. Ogni giorno attraversavo almeno un borgo ricco di storia e cultura. In meno di una settimana avevo visitato: Fucecchio, San Miniato, San Gimignano, Monteriggioni e Siena. Panorami davvero invidiabili!

San Gimignano
Monteriggioni

Una delle motivazioni che mi faceva proseguire era arrivare in uno dei paesini, sedermi e ordinare cappuccio e brioche. Un rituale reso magico dalle discussioni in sottofondo in toscano tra gli anziani seduti nei tavoli vicini al mio(i “bimbi”). 

Per pranzo, invece, entravo nelle piccole botteghe del centro dove davanti ai miei occhi mi veniva preparata la solita schiaccia con il delizioso crudo toscano. Chapeau!

Erano piccoli e semplici rituali che pero’ mi svoltavano la giornata e facevano passare in secondo piano le fatiche del cammino.

Va bene tutto ma com’e’ stato camminare? Faticoso. Normalmente trascorrevo dalle sei alle otto ore al giorno a camminare con il mio pesante zaino sulle spalle e sotto il sole. Era veramente tosto soprattutto per uno che non aveva mai camminato prima. La difficolta’ maggiore non era fisica, visto che il mio corpo con il passare dei giorni si era abituato, ma mentale. 

Per quando riguarda le sistemazione, in quelle tre settimane mi sono fermato in ogni tipo di struttura: dal convento di monache, confraternite, ostelli comunali, congregazioni religiose fino agli affittacamere. Di solito la mattina del giorno stesso aprivo la mia guida e fatte due o tre chiamate quasi sempre trovavo un posto in cui dormire o alla peggio usavo la mia tenda.

La tappa in assoluto piu’ difficile era stata San Quirico D’Orcia – Radicofani, 35km con un dislivello totale di 1600mt. Da quel momento era avvenuto un cambiamento dentro di me, ero passato da essere uno sprovveduto che camminava a  essere un “camminatore”. Avevo iniziato a svegliarmi presto, alle 5:40 del mattino, e a camminare veloce. 

Radicofani

In ogni viaggio che faccio una delle componenti per me piu’ importanti, nonostante io parta da solo, sono gli incontri che si fanno lungo il cammino. Questa volta, dopo la mia partenza da Lucca, i pellegrini che avevo incontrato erano cosi’ pochi che si potevano contare sulle dita di una mano. 

Finche’, l’ultima settimana di cammino, la terza, percorrendo il tratto laziale del percorso avevo avuto uno di quei casuali e magici incontri.

Giunto a Bolsena avevo trovato ospitalita’ in un convento di suore nel centro del paese. Mentre ero intento a sistemare alcuni vestiti dentro al mio zaino mi ero ritrovato davanti Maurizio, un signore livornese di 63 anni, anche lui diretto a Roma. 

Non me ne resi conto subito ma avevo incontrato uno di quei grandi maestri di vita e di cammino sempre piu’ rari di questi tempi. Con il passare dei giorni ebbi la fortuna di condividere insieme a lui parti del percorso e a conoscerlo meglio. Ero estasiato dai racconti sulla sua vita e dalla sua decisione di iniziare a camminare, cosi’ tanto e da solo. Una di quelle persone ribelli e fuori dal comune che solamente facendo esperienze del genere si possono incontrare.

Nonostante fossimo molto diversi, sia per eta’ che per provenienza, lo trovavo un po simile a me. Ero rimasto stupito da come una persona adulta come lui avesse deciso di fare un cammino del genere da solo e dormendo negli ostelli quando la maggior parte delle persone della sua eta’ preferiva i comfort dei bed&breakfast. 

Per gli ultimi 100km mi aveva raggiunto Valentina, mia sorella. Anche lei alla prima esperienza di camminata. Nonostante alcune difficolta’ se la cavava bene. Gia’ in pochissimo tempo avevamo creato un gruppo affiatato insieme a Maurizio, ribattezzato dopo poco tempo zio Mauri’, che aiutava a limitare gli screzi tra me e Valentina.

Infine, il 6 luglio, avevamo fatto ingresso nella deserta piazza di San Pietro. Eravamo stravolti ma felici. Dopo ben 500 km il mio viaggio si era concluso. L’ennesima esperienza iniziata per puro caso ma che mi ha regalato un sacco di emozioni! 

Con zio Maurì

Perche’ camminare e’ come viaggiare, quando inizi non ti fermi piu’…

Boia De!

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