Qualche settimana fa, terminata la mia prima vera e propria sessione di esami, con la testa sgombra dai pensieri mi sono messo a riflettere sull’anno appena trascorso. Un anno che, come quello precedente, si e’ portato dietro a se importanti cambiamenti.

Insomma, un misto di persone, luoghi visitati, vicissitudini e avventure.

A gennaio, in preda al fermento e alla sofferenza nello stare fermo, avevo raggiunto Cordoba, una delle citta’ piu’ affascinanti dell’Andalusia. Un mese trascorso a lavorare in un ostello del centro citta’ con persone provenienti da ogni angolo d’Europa e di Sud America.

Con Lucas e Colin

Un’esperienza che, sebbene breve, mi aveva consentito di riorganizzare le idee per il futuro e di conoscere persone straordinarie.

A febbraio, ero tornato dalla Spagna con un programma ben organizzato per i mesi successivi, Africa e poi Asia. Arrivato a casa la prima cosa che feci era stato il vaccino per la febbre Gialla. Dopo i tassativi dieci giorni, tempo necessario affinche’ il vaccino facesse effetto, mi ero ritrovato all’aeroporto di Malpensa verso la destinazione successiva, l’Uganda.

Nella piccola comunitá di Bujagali

Quella volta, come del resto anche per tutto il mio soggiorno in Sud America, non avevo minimamente idea di quello che mi avrebbe aspettato. Il mio compito sarebbe stato lavorare come volontario in una Ong Ugandese nel centro del paese. Ero timoroso ma anche speranzoso anche perche’, se non si mette da parte la paura, non si andra’ da nessuna parte.

Un’esperienza terminata prima del previsto, dopo due settimane e mezzo, a causa di diverse vicissitudini tra i volontari e gli organizzatori.

A marzo, avevo preso la decisione di spostarmi dall’Uganda, dove ormai la situazione era insostenibile, alla Tanzania. In quei giorni, la situazione covid da semplice raffreddore aveva iniziato a fare paura. Trascorsi due settimane immerso in un piccolo e sconosciuto villaggio al confine con il Kenya ad insegnare inglese ai bambini.

Corregendo gli esercizi d’inglese

Una sera, mentre ero intento a coricarmi nel letto dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro, avevo scoperto che l’Italia era entrata in Lock down. Bloccato in quel villaggio sperduto nella savana Africana e con l’impossibilita’ di tornare a casa, avevo rimesso mano ai miei piani.

A meta’ marzo avevo gia’ fatto ritorno in Europa, precisamente a Cordoba, nello stesso ostello in cui avevo lavorato due mesi prima. Una situazione imprevedibile e in costante cambiamento che aveva portato, nel giro di pochi giorni, alla sua chiusura.

I successivi tre mesi li avevo trascorsi insieme ad altri due ex volontari dell’ostello, Colin e Nadia, spostandoci per quattro diverse case nell’attesa che la situazione migliorasse e fosse possibile spostarsi di nuovo.

Con Colin e Nadia in quarantena

A giugno avevo fatto ritorno a casa. Quasi quaranta ore di viaggio, dopo aver preso tre diversi treni e un traghetto, visto che i voli che avevo prenotato pochi giorni prima erano stati cancellati.

Da quel momento in poi e per i successivi tre mesi non avevo fatto altro che camminare. Il film “Basilicata Coast to Coast” mi aveva aperto un mondo, quello del trekking.

A meta’ giugno, con poche speranze e uno zaino di 15 chili sulle spalle, ero partito da Bologna a piedi per quello che all’inizio doveva essere un breve viaggio, fino a Firenze (via degli Dei), ma che poi si era allungato fino a Roma (via Francigena) per un totale di 500 Km.

Nei pressi di Viterbo

Poco piu’ di venti giorni di levatacce la mattina presto, chilometri macinati, piccoli borghi e incontri indimenticabili.

Non posso non citare gli ultimi cento chilometri della via Francigena percorsi in compagnia di mia sorella e di un pellegrino Livornese, ribattezzato dopo poco “Zio Mauri’”, incontrato per caso in un convento di suore sul lago di Bolsena.

Con Valentina e zio Maurì

A luglio, dopo una settimana passata con alcuni amici a campeggiare lungo il centro Italia, ero ripartito da solo per un altro cammino, l’Italia coast to coast. Altri 400km per attraversare la penisola italiana da Est a Ovest passando attraverso Marche, Umbria, Lazio e Toscana. Giornate di caldo tremendo, di sveglie alle quattro del mattino, di nottate in tenda e di serenità.

Nei pressi di Pitigliano

Ad agosto, per riprendermi dall’estenuante attraversata, avevo trovato un lavoro come volontario in una fattoria vegana e punk poco distante da Arezzo. Un’esperienza mai vissuta prima d’ora in compagnia di due simpatici ragazzi, Chiara ed Esteban.

Vittoriosi, dopo aver finito di spalare il letame

Con il passare dei mesi si stava avvicinando l’autunno e con questo l’inizio dell’Universita’. Pero’, quale?

Avevo svolto quattro test d’ingresso per altrettante universita’ sparse in tutto il nord Italia. Il dubbio non era cosa studiare ma dove.

A settembre, tutto era diventato piu’ chiaro. Nel giro di due settimane avevo percorso un altro tratto della via Francigena, da Aosta a Milano, e poi quasi per scherzo, per fare una sorpresa ad alcuni pellegrini conosciuti qualche giorno prima,  avevo iniziato a pedalare verso sud. Un breve viaggio che mi aveva schiarito le idee.

Con i pellegrini

A ottobre avevo iniziato l’universita’, Diplomatic and International Sciences all’universita’ Alma Mater di Bologna a Forli’. Chi l’avrebbe mai detto?

A novembre, dopo l’inizio delle lezioni erano sopraggiunti i primi esami. Dopo quasi un anno e mezzo mi ero rimesso a studiare e sorprendentemente, nonostante i continui ammonimenti che mi erano stati ripetuti ancor prima dell’inizio del viaggio (“sara’ difficile riprendere a studiare dopo una cosi’ lunga pausa”), tutto ero andato meglio del previsto.

A dicembre, dopo un anno in continuo movimento avevo fatto ritorno a casa felice e soddisfatto perche’, nonostante gli innumerevoli imprevisti e problemi, ero riuscito a trasformare un anno che senza dubbio sarebbe potuto essere deludente e triste in un’opportunità per fare ciò che non avevo mai fatto prima d’ora

Alla fine, cio’ che mi porto dentro dopo tutte queste peregrinazioni, oltre agli incontri e ai bellissimi posti visitati, sono dei semplici ma fondamentali insegnamenti da applicare nel quotidiano: dallo spirito di adattamento  alla volonta’ di non fermarsi mai.

Non potevo che non terminare questo breve articolo con un ringraziamento ad alcune delle tante persone che ho incontrato quest’anno lungo il mio cammino.

Un grazie a  Colin, Nadia, Lucas, Andrea, Martina, Jodi, Vanessa, Marco, Rocio, Carola, Hitomi, Jose, Sergio, Ioan, Giulia, Ambros, Miriam, Camilla, Deborah, Raffaele, Marco, Gabriele, Zio Mauri’, Valentina, Vince’, Anna, Nigola, Degre, Marina,  Marco, Giacomo, Fiorella, Sergio, Simone, Scianca, Fioi, Valenti’, France’, Marcone, Marcolino ed Eleonora.

Grazie

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