Questa settimana andiamo ad ascoltare la testimonianza di Carlos, un ragazzo trentenne che a partire dai primi anni della sua vita si e’ dovuto scontrare con la difficile realta’ del quartiere in cui viveva: il piu’ pericoloso di Lima.

Carlos però, a differenza di molti ragazzi del quartiere, ha avuto la fortuna di crescere in una famiglia accogliente e premurosa e di  studiare al collegio. per questo, una volta adulto ha deciso di aiutare i ragazzi del posto che vivevano in famiglie quasi totalmente assenti e in un clima di forte  violenza.

“Come ti chiami e quanti anni hai?”

Mi chiamo Carlos Moralez Portocarrero e ho 32 anni.

“Dove sei nato?”

Sono nato a Lima nel quartiere Rimac.

Dalla Rough Guide della Feltrinelli si dice del Rimac: nonostante la situazione oggi sia molto migliorata, il quartiere rimane il piu’ malfamato di tutta Lima, e puo’ in effetti essere molto pericoloso con il buio quando e’ maggiore la presenza di tossicodipendenti e di ladri; e’ comunque sconsigliabile camminarci da soli a ogni ora del giorno. Meglio passare di qui’ solo in taxi.

“Com’e’ questo quartiere?”

Il Rimac è un quartiere oscuro e pericoloso, a Lima chi lo conosce non vuole metterci piede. Nonostante la sua centralita’ nella citta’, a causa della costruzione, alla meta’ degli anni 50’, dello stadio di calcio della Crystal Lima e’ diventato un luogo di ritrovo per violenti e tossicodipendenti. La maggioranza dei ragazzi del posto non ha i genitori, o perche’ sono in prigione oppure perché vivono comunità  di riabilitazione per alcolisti e tossicodipendenti. Le famiglie vengono portate avanti solo dalla forza dalle madri, molte volte lasciate sole appunto, che cercano di strappare i loro figli da un futuro di violenza e sofferenza.

“Come hai vissuto i primi anni della tua vita in un luogo del genere?”

Fino all’eta’ di 18 anni, i miei genitori mi hanno vietato di scendere in strada a giocare e conoscere gli altri ragazzi. Volevano in tutti i modi evitare che io e mio fratello potessimo cadere nella trappola della violenza, come era consuetudine per i ragazzi del posto.

Per questo motivo provavo molta frustrazione nel rimanere tutto il tempo bloccato in casa, mentre vedevo i ragazzi che giocavano poco sotto di me, ma ora ringrazio i miei genitori per avermelo imposto.

“Perche’ vivevevate in questo quartiere?”
Mio padre era un funzionario pubblico, con uno stipendio molto basso, mentre mia madre rimaneva a casa a gestire me e mio fratello. Per i motivi economici la mia famiglia non aveva altra opzione che rimanere nel quartiere, nonostante l’accentuarsi delle violenze e dei pericoli.

“Perche’ e come hai deciso di aiutare i ragazzi del quartiere?”

Per paura che il quartiere diventasse sempre piu’ pericoloso e invivibile, sentii il dovere di aiutare le persone che ci vivono, soprattutto perche’ la maggior parte di quei ragazzi la mia stessa fortuna di vivere in una famiglia sana e studiare.

Cosi’, mosso dalla fede iniziai a dedicare sempre piu’ tempo nell’aiuto delle persone in difficolta’.

Riuscii a farmi concedere dalle autorita’ locali la biblioteca del quartiere dove ,insieme ad altri otto ragazzi, gestivamo i 50 bambini che ogni pomeriggio della settimana accorrevano per giocare o perche’ li aiutassimo a fare i compiti. Purtroppo, le autorita’ locali non ci fornivano finanziamenti per mandare avanti le diverse attivita’ tra cui la cena, che si svolgeva nel piccolo refettorio della biblioteca, o la compera del materiale didattico. Per superare questo problema,  ogni mese, grazie a delle feste di beneficenza organizzate nel quartiere, vendevamo del cibo cosi’ da poterci autosostenere.

“Cos’hai studiato?”

Io e mio fratello abbiamo avuto la fortuna di aver ricevuto una borsa di studio per un collegio molto prestigioso della citta’. All’universita’ ho studiato scienze dell’educazione.

“In questo periodo come facevi a conciliare lo studio, il lavoro e l’aiuto ai ragazzi?”
La mattina lavoravo come maestro di musica per una scuola per ricchi, che mi aiutava a sostenere economicamente me e la mia famiglia. Durante il pomeriggio, quando potevo, alternavo lo studio all’universita’ con le attivita’ con i bambini nella biblioteca. Nonostante la sera fossi stanco, ero veramente soddisfatto e orgoglioso di quello che facevo.

“Quando e come hai capito di voler dedicare la tua vita ai bisognosi?”

Fui veramente colpito da questa realta’ ingiusta e dalla grandissima differenza di opportunita’ tra gli studenti ricchi della scuola che avevo frequentato e quelli che non avevano niente.

Ebbi la conferma che questa era la mia strada e che avrei dovuto metterci ancora piu’ impegno e determinazione quando, un giorno, tornando a casa dal lavoro venni assaltato da dei ragazzi, tra cui gli stessi che stavo aiutando, che mi rubarono tutto lo stipendio del mese. È lì  che compresi che se questi ragazzi rubavano e rubavano perfino a me che cercavo in qualche modo di rendere più sopportabile la vita nel quartiere, la colpa non era loro, ma dell’ambiente che li aveva fatti crescere, un ambiente  così impregnato di violenza, droga e di nessun valore.

Sentivo che Dio mi chiamava attraverso loro. Mi sentivo in dovere di aiutare dato che ero stato veramente fortunato a non cadere nella trappola della violenza grazie, soprattutto, alla presenza della mia famiglia.

Gia’ da quando iniziai ad aiutare i ragazzi sentivo una forza interiore che mi motivava sempre di piu’ ad aiutare. Per questo motivo, dopo aver parlato e conosciuto diverse congregazioni religiose, decisi di unirmi ai Gesuiti.

“Cosa hanno pensato la tua famiglia e i tuoi amici? Ti hanno supportato?”

Loro, fin dall’inizio, si sono sempre aspettati che, prima o poi, avrei preso questa strada. Quando arrivo’ il momento presi la decisione con calma e senza nessuna opposizione da parte loro e fin da quel momento mi hanno sempre sostenuto.

“Quanto dura e com’e’ suddiviso il periodo di studio per diventare un sacerdote gesuita?”

Il periodo di transizione per diventare sacerdote dura dai 12 ai 14 anni. E’ un lungo processo di conversione e di rinascita suddiviso in quattro fasi: il NOVIZIATO (2 anni) dedicato alla vita spirituale e comunitaria; lo STUDIO (4 anni) in cui si apprende l’educazione filosofica; il MAGISTERIO (2 anni) e’ una missione umanitaria di solo lavoro e la TEOLOGIA (4 anni) l’ultimo periodo di studio prima di diventare sacerdote.

“Quello che stai facendo ti ha cambiato? Hai conosciuto qualcosa di nuovo di te?”

Mi sono reso conto di come l’essere umano sia un mistero. Lungo questo percorso mi sono conosciuto meglio e mi sono reso conto dei miei limiti e delle mie fragilita’.

Ho imparato ad essere piu’ compassionevole e a prendere tutte le cose che accadono nella mia vita con piu’ calma e serenita’.

“Qual’e’ il tuo desiderio per il futuro?”

Vorrei adattare la mia vita agli altri e passarla a lato delle persone. Vorrei immergermi tra la gente cosi’ da animarla e portare speranza a chi l’ha persa.

Carlos e I bambini del quartiere

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